martedì 12 dicembre 2017

EPAP - Comunicato n. 10 – Bilancio Assestato 2017

Il 29 novembre è stato approvato il Bilancio Assestato 2017 dell’Epap; il documento in cui si verifica la bontà del bilancio previsionale, si valutano gli scostamenti e grazie al quale si provvede a fare il bilancio preventivo 2018 (elemento principale di programmazione dell’attività dell’Epap).
A seguire riporto il testo integrale del mio intervento in materia di bilancio, mi preme però riassumere qui i dati essenziali che caratterizzano questo anno che sta per finire; per una volta (ogni tanto ci vuole) voglio partire con le notizie positive:
  • Extra-rendimento: finalmente è arrivata a conclusione la annosa questione dell’extra-rendimento; il CdA ha preso l’impegno verbale di trasferire a montante degli iscritti il massimo (60%) che la norma prevede possa essere trasferito. Ciò significa un aumento del montante di tutti noi (e quindi della pensione) di circa il 6%. Da solo non potrà cambiare l’ordine delle cose ma è comunque un importante passo nella giusta direzione.
  • Rendimento 2017: le notizie ad oggi sui rendimenti degli investimenti (circa 4,5%) lasciano ipotizzare una rivalutazione dei montanti nell’ordine del 3% circa.
Vale a dire che tra extra-rendimento e rivalutazione 2017 i prossimi mesi vedranno aumentare i nostri Montanti di poco meno del 10%; obiettivamente un buon risultato (che ripaga solo in parte i pesanti sacrifici fatti negli ultimi anni, comunque un importante segnale di inversione di rotta).
Ma forse il risultato più importante (e meno visibile all’esterno) è il radicale cambiamento di metodo nell’affrontare temi importantissimi per la vita degli iscritti in materia di investimenti, percentuali contributive, immobili. Per la prima volta cioè si è incominciato a ragionare e votare sulla base di approfondimenti, valutazioni, studi… e non più impressioni ed opinioni. Può sembrare banale ma, credimi, che non è mai stato così. Cosa cambia? Un esempio su tutti: dopo una attenta analisi delle attività e passività dell’ente nel medio-lungo periodo, ci si è resi conto (cosa che predicavo da anni) che l’aumento del soggettivo al 15% e del contributivo al 4% (aumenti già approvati nella precedente consiliatura) non sono attuabili in quanto metterebbero a rischio la stabilità dell’Epap (e quindi non si faranno, almeno non con quei numeri). Si incomincerà pertanto a ragionare solo, almeno per ora, sull’aumento del contributo integrativo dal 2 al 4% ma (altra battaglia iniziata da tempo) destinando l’intero aumento a montante dell’iscritto (prima si prevedeva di destinare al montante dell’iscritto solo i ¾ dell’aumento). Considerato che l’integrativo è per norma (anche se non sempre, purtroppo, come bene sappiamo) a carico del cliente, può non essere considerata una brutta notizia; soprattutto se l’Ente incomincia e continua a riconoscere adeguate remunerazioni dei montanti.

Di negativo c’è di sicuro la mancata modifica del sistema sanzionatorio (la cui iniquità tutti noi abbiamo sperimentato e contro cui lotto da sempre) su cui però il CdA sta lavorando e che dovrebbe essere licenziato entro, si spera, il prossimo semestre. Sicuramente in ritardo ma speriamo di portare a casa anche questo risultato. Non se ne può davvero più di sanzioni enormi a fronte di inadempienze spesso banali.
Altro aspetto negativo è il ritardo con cui il CdA sta dando attuazione alla mole di lavoro fatta dal Consiglio di Indirizzo Generale; ci sono stati problemi interni che fortunatamente sono stati superati, speriamo che abbia la forza di recuperare il tempo perduto e che l’anno prossimo si riescano a trasferire agli iscritti i vantaggi del lavoro fatto sinora.

Ma la peggiore notizia, che tutti noi viviamo sulla nostra pelle, è sicuramente il quadro economico generale che manifesta ulteriori elementi di deterioramento; con calo dei redditi, calo degli iscritti attivi (che spesso sono costretti a trovare fuori dalla libera professione opportunità di sostentamento economico), diminuzione delle iscrizioni; il tutto in una situazione in cui tutti noi abbiamo sempre meno margini di contenimento dei costi (oramai ridotti all’osso). Tutto ciò non lascia ben sperare ed impone la necessità di una seria riflessione per la attuazione di politiche di welfare attivo (sostegno alla professione ed al reddito). Ti anticipo per ora che su questo punto ho qualche idea nel cassetto, in fase di strutturazione, sulla quale intendo aprire a breve il confronto con i colleghi dei vari organi (e che volentieri ti sottoporrò prossimamente). Ma per ora non voglio annoiarti oltre e, nel ringraziarti per il tempo e l’attenzione che mi dedichi ti lascio (se vorrai) alla lettura del mio intervento.
A presto con il bilancio previsionale 2018
ciao
Alfio


Intervento du Bilancio Assestato 2017
Il Bilancio assestato 2017 sconta, va detto per onestà, alcuni ritardi di attuazione degli obiettivi che ci si era posti in sede di approvazione del bilancio 2017. Fra essi ricordo:
  • La mancata revisione dell’intero impianto sanzionatorio che ad oggi è tra l’intollerabile ed il vessatorio e che è fra le cause prime di disaffezione degli iscritti verso l’Ente. Su tale aspetto non possiamo attendere oltre e si dovrà intervenire a stretto giro. Spero quindi che la previsione di intervento che troviamo sul preventivo 2018 trovi finalmente attuazione.
  • la volontà di rivedere la pianta organica, dell’organigramma e del funzionigramma prima di procedere alla assunzione di nuove unità. Anche questo obiettivo del 2017 rimandato al 2018;
  • il contenimento dell’evasione contributiva;
  • la approvazione del Codice Etico;
  • la attuazione più puntuale degli indirizzi CIG; ricordo fra tutti quelli proposti dalle Commissioni IV (Informazione e Semplificazione) e V (Elusione ed evasione);
  • la attuazione di politiche di contenimento ed autocontenimento del numero dei componenti CIG e, più in generale la revisione del 103 per quanto attiene agli Enti Pluricategoriali (revisione del CdD…)
A fronte di questi punti,che personalmente auspico trovino piena attuazione nel prossimo anno, occorre però ricordare:
  • un radicale cambiamento di metodo nell’affrontare temi importantissimi per la vita degli iscritti in materia di investimenti, percentuali contributive, immobili… faccio riferimento cioè all’avvio di serie riflessioni (basate su studi, approfondimenti e non più impressioni ed opinioni); a differenza (e non aggiungo altro) di quanto su tali argomenti succedeva in passato anche al CIG.
  • Il contenimento della spesa per gli organi; che però rimane a livelli assolutamente incongrui rispetto al costo del personale ed ai benefici degli iscritti. Su tale aspetto va ricordato però che:
a) il contenimento della spesa degli organi è stato sostanzialmente ottenuto al prezzo della non tenuta della interorgani; ciò nonostante lo statuto preveda (art. 9 comma 2f) una cadenza semestrale degli stessi.
b) la mancata revisione (nonostante l’impegno preso in merito) dell'intera politica di emolumenti agli amministratori, conformemente al dettato statutario (art. 9 comma 2 i) che prevede una revisione annuale degli stessi; previsione che non ha trovato attuazione nell’anno in corso né riscontro nel bilancio preventivo 2018.
  • Poiché in sede di bilancio preventivo 2017 terminavo il mio intervento dicendo che: “occorre avere consapevolezza che ogni nostro sforzo sarà vano agli occhi degli iscritti fino a quando non riusciremo a garantire rivalutazioni dei montanti almeno dignitose; e su tale fronte occorrerà concentrare al massimo gli sforzi di tutti”, dico con piacere che l’ottimo livello di rendimento degli investimenti ed il positivo esito della controversia in materia di extrarendimento (che permetterà di riconoscere agli iscritti una quota parte di quanto di loro competenza in materia di rendimento del montante) sono sicuramente le notizie migliori da dare agli iscritti per il 2017.
Tutto ciò avviene però, e questo è il peggiore degli aspetti negativi, in un quadro economico ulteriormente deteriorato in cui molti iscritti si vedono costretti a trovare altre vie (insegnamento…) che, inequivocabilmente, si traducono in diminuzione del numero degli iscritti; mentre chi rimane fa sempre più fatica a fare reddito (che infatti è in costante diminuzione). Se poi si confrontano i dati del soggettivo e dell’integrativo emerge, oltre alla perdurante difficoltà economica, come siano oramai finiti, per i nostri iscritti, anche i margini per il contenimento dei costi operativi.
Di tutto ciò non possiamo e non dobbiamo dimenticarcene in ogni attività programmatoria ed in ogni decisione che l’Epap andrà a prendere nel breve e medio termine.

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