sabato 8 aprile 2017

EPAP - Comunicato n. 07 – Novità per le nostre pensioni

Il fatto
La notizia di questi giorni è che il Ministero del Lavoro ha riconosciuto all’Epap la facoltà di destinare a montante pensionistico degli iscritti fino al 60% dell’extra-rendimento (ve ne avevo parlato nel precedente Comunicato n. 4 del 04.02.2016).
Dove l’extra-rendimento è la differenza tra il rendimento ottenuto dall’Epap nell’investire i montanti degli iscritti ed il rendimento minimo di legge che deve garantire (determinato annualmente dall’Istat sulla base della media quinquennale del PIL).

L'antefatto (in breve)
L’italia è un paese strutturalmente in crisi da oramai molti anni. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è drasticamente diminuito fino a diventare negativo. In tale situazione la determinazione del coefficiente di rivalutazione dei nostri montanti pensionistici, fatta (per legge) sulla media quinquennale del PIL, ha comportato le seguenti rivalutazioni dei montanti (su cu si calcoleranno le nostre pensioni):
2012: 1,13%               2013: 0,16 %              2014: 0,00%               2015: 0,50 %             2016: 0,47%
Vale a dire: 2,25% complessivo in 5 anni e 1,13% negli ultimi 4 anni: poco più di zero (su 10.000 euro di montante una rivalutazione in 4 anni di 113 euro complessivi).
Parallelamente tutti gli extrarendimenti che l’Epap otteneva andavano ad incrementare il Patrimonio Netto dell’ente (che infatti negli stessi anni passava da circa 3 milioni ad 80 milioni). Di fatto: mentre gli iscritti diventavano sempre più poveri l’Epap incominciava ad arricchire (grazie ai rendimenti dei montanti degli iscritti).
Detta situazione, sempre più insostenibile, ha portato alcuni consiglieri CIG presenti nella commissione bilancio della precedente consiliatura (per l’esattezza Giorgio Uliana e Gilberto Tambone) a proporre, conformemente a quanto ottenuto da altre casse previdenziali, la modifica del sistema di calcolo della rivalutazione dei montanti.
Questo percorso finisce quindi positivamente in questi giorni.

Arriviamo ai numeri
Il montante complessivo degli iscritti è di circa 800 milioni di euro ed il Patrimonio dell’Ente circa 80 milioni. Volendo essere particolarmente ottimisti il CdA dell’Epap potrebbe decidere di destinare a montante 20 degli 80 milioni di Patrimonio; vale a dire il 2,5% degli 800 milioni di montante.
Quindi ognuno di noi ci troveremo meno poveri (dire “più ricchi” è certamente azzardato) di un 2,5%. Ad esempio: anziché andare in pensione con 400 euro/mese (anche qui sono ottimista) andremo in pensione con 410 euro. Non è una rivoluzione (né potrebbe esserlo) ma non è nemmeno niente (lungi da me il disprezzare 10 euro/mese, fossero anche lordi). La mossa c’è, è piccola, ma si vede.

Il Rischio
Il rischio vero e grave è che questa nuova facoltà di cui dispone l’Epap possa riaprire il dibattito sulla adeguatezza delle pensioni e sulle percentuali contributive (10% del contributo soggettivo e 2% del contributo integrativo); con il rischio, tutt’altro che trascurabile, che prendano forza le intenzioni di chi vorrebbe aumentare dette percentuali. Ricordo che nella precedente consiliatura si era già votato l’aumento del contributo soggettivo al 15% (dal 10% attuale) e dell’integrativo al 4% (dal 2% attuale). Se così fosse allora sì che ci troveremmo tutti molto, ma molto, più poveri. E non da quando andremo in pensione ma da subito!
A tal proposito la mia contrarietà è nota, ampiamente motivata e più volte ribadita (vedi anche il già citato comunicato n. 4). Ritengo infatti che l’Epap non possa, nelle condizioni date, essere la soluzione pensionistica unica per gli iscritti (per motivi strutturali non modificabili, non solo normativi ma anche finanziari) e quindi debba assolvere al meglio il proprio compito (fornire un livello minimo di pensione) evitando di diventare un problema per gli iscritti (togliendo ossigeno al nostro presente).
Certo è che a tale rischio non potrò far fronte da solo e mi servirà l’aiuto di tutti.

Tornerò maggiormente nel dettaglio con un successivo comunicato, nella speranza di non annoiarvi, sui molti motivi che mi vedono contrario all’aumento del contributo soggettivo.